La Scultura


Tina San incomincia a scolpire intorno agli anni Ottanta, fabbricando pupazzi traslati dai suoi quadri, servendosi di materiali eterogenei e poveri, cementati e dipinti ad olio, proprio come un quadro. A questo tipo di scultura, più palesemente dichiarata, affianca una produzione di bronzetti, in cui, pur ripetendo grossomodo, e per quanto la diversità del materiale lo concede, gli stessi schemi e motivi figurati, viene affidata al colore del metallo e alle sue ossidazioni, il risultato pittorico.
Queste sculture hanno trovato diritto di cittadinanza, e quindi di affermazione, a Zurigo, presso la galleria Brumer e ivi sempre, in occasione di una rassegna europea di art brut nel '94/'95: alla Fiera d'Arte di Colonia del '94 a opera della Galleria Charlotte di Monaco di Baviera, e in una personale sempre nel '94 nella stessa galleria di Monaco, mentre per il seguente agosto-settembre, in un'altra personale alla galleria Florimonte di Losanna.
Sono state, inoltre, esposte in Italia sin dal 1987 in mostre personali al Castello di Celano, e nel 1990 a Palazzo Braschi di Terracina, poi in rassegne come il Premio Sulmona '91 e '92, ricevendo la menzione alla critica; nel '93 a Roma alla rassegna "Scultura Colombo" e "Arte Donna" a Frosinone.
L'occhio della memoria di Tina San è storico e transetnico, e non soltanto per quanto citato per il carattere universale della civiltà contadina, da dove Ella direttamente proviene, ma anche, e forse ancor più per scelta culturale di adesione al nostro tempo (a ragione ha sottoscritto il "Manifesto del sol y de la luna") che anche la critica "più intelligente" comincia a scoprire, fingendo però come sempre di sapere già.

Federico Gismondi, Febbraio 1996

 

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Mi piace battezzare l’opera di questa artista rural-pop art ove incontenibile è l’allusione umanistica ed anche la volontà di sconfessare un teorema della pop e della ricerca americana in genere di superare la funzione prettamente estetica dell’opera d’arte.Tina San relaziona la sua poetica ad un contesto sociologico popolare, straordinaria fonte inespressa che in prelibata solitudine documenta con certosina pazienza da diversi anni. In una odierna consuetudine di sradicamento dalla tradizione popolare, é bello vedere un'artista come San che gioisce e si sente rigenerata nello spirito nel percorrere la strada opposta.

 

Leo Strozzieri


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E' molto difficile,
ma bisogna provarci.
La parole PACE, altrimenti,
e soltanto l'anagramma di Ecap:
una parole senza senso;
suono, che come l’eco,
si spegne per attrito nel Vento;
come per attrito si spegne il Vento
dentro la foresta.



 

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